sabato 13 gennaio 2018

In viaggio per guarire fa tappa a Nisida







Saranno ospiti del Centro Studi di Nisida, il prossimo 17 febbraio, i ragazzi di In viaggio per guarire, il progetto con cui Anna Berenzi ha vinto il Teacher Prize 2017, e incontreranno anche i ragazzi dell’IPM che partecipano al progetto di Scrittura, un altro dei vincitori dello stesso premio.

Un’occasione imperdibile per confrontarsi con la voglia di vivere di giovani che combattono la malattia continuando a costruire se stessi e con una scuola che vuole essere al servizio delle problematiche umane e sociali più complesse.




CENTRO EUROPEO DI STUDI DI NISIDA

In Viaggio per Guarire fa tappa a Nisida
Sabato 17 Febbraio 2018
Ore 15.00 – 17.00



«L’obiettivo – spiega la professoressa Anna Berenzi, vincitrice, con il progetto In viaggio per guarire dell’Italian Teacher Prize – è coinvolgere i ragazzi che hanno avuto esperienze di malattia in 12 incontri, in altrettante città. Un “viaggio” durante il quale raccontare il proprio vissuto. Più che i fatti, il sunto della propria esperienza e la “morale”: come è cambiata la loro vita dopo, il rapporto con le cose o le persone. Molti parlano di quanto importante sia stata la vicinanza di un amico o dei genitori; di un estraneo che gli ha dato la forza di andare avanti o dell’importanza del dono gratuito, come quello del sangue o del midollo. È un messaggio di vita dirompente. Ad un certo punto, ho capito che poteva essere forte anche per i giovani “sani”. Per “guarire” dalla normopatia, dall’indifferenza, creando occasioni di condivisione profonda, che riguardano la loro vita. Ho pensato: se questi ragazzi che affrontano la malattia, le cure, con tanta dignità e forza, a me danno tanto, figuriamoci cosa potrebbe succedere con i loro coetanei!».
 
L’incontro con i ragazzi di Nisida – dove è in fase di attuazione un altro dei progetto vincitori dell’Italian Teacher Prize – sarà un’eccezionale occasione di scambio, cui siete tutti invitati.



martedì 9 gennaio 2018

A schema libero di Lou Palanca







«Si sa, c’è del marcio in Danimarca. Quando ero un servizio, servivo: lo Stato, la Storia, la Tradizione, il Gladio. Mi trovavo nelle intersezioni più recondite e inconfessabili della cronaca. Ora incrocio definizioni suggestive e ne induco la scoperta per solutori mediamente abili, ma stimolando l’impegno e la curiosità di principianti e occasionali frequentatori delle parole crociate.»

L’enigmista che prepara un grande tabellone in cui incrocia parole che hanno segnato la sua vita si trovava per caso a Reggio al momento della rivolta del 1970 quando, da poliziotto, era iniziata per lui un’imprevista carriera all’interno dei servizi segreti. Ormai in pensione, è rientrato a Reggio «per capire, per riavvolgere il nastro, per la convinzione che molte storie qui hanno avuto il loro inizio e possono trovare la loro spiegazione.» Infatti, «furono stretti patti d’onore in quei mesi, in quegli anni. Tra gli apparati in cui militavo, all’incrocio tra lo Stato democratico e quello atlantico, border line tra visibile e inconfessabile, mescolando neofascisti un po’ esaltati con le famiglie della Piana e della città che avevano capito da qual parte stare, comunque quella vincente.»

L’uomo, già poliziotto, poi membro dei servizi segreti e infine enigmista, che ripercorre le fasi della rivolta reggina, rovistando tra i fatti noti e quelli più oscuri («Nella confusione della Rivolta vidi nascere patti e accordi che non sapevo né potevo giudicare, poiché a me, era consentito soltanto di nobilitarli con l’onore e la fedeltà»), è, in realtà, il personaggio principale di un romanzo che Margherita, giornalista di una tv privata, sta segretamente scrivendo.

Calabrese di nascita, Margherita ha «sempre conservato un rapporto polivalente con questa terra: amore, odio, rabbia, indifferenza, sentimenti contrastanti che mi invadono quando ci rimetto piede e riecheggiano quando sono lontana.» «Forse – si dice scendendo in treno verso la casa dei genitori – l’unico elemento che continua a tenermi legata a questa penisola spinosa è proprio il mare. Ma è sufficiente una bella spiaggia, un panorama coinvolgente o un fondale cristallino per riappacificarsi con la propria terra? Credo di no, non basta più decantare acque e monti, non basta più crogiolarsi nelle temperature che ci addolciscono la vita, così come non basta più rintanarsi in quello spiccato senso di ospitalità che, ahimè, sempre più spesso rasenta l’invadenza e trasuda curiosità pronta a divenire invidia. (…) La Calabria manca di un sogno collettivo e l’abbandono, la rassegnazione, la trascuratezza, se non l’incuria, sembrano sempre più contraddistinguere il suo volto come il suo vissuto. Come se stesse suicidandosi, ingerendo lentamente dell’acido. Incredibile da credere, insopportabile finanche come metafora.»
Non parla a caso di acido, Margherita: è che, rimasta molto colpita dalla morte (per suicidio?) d’una dirigente comunale reggina, contatta un professore mezzo anarchico, Vincenzo Dattilo, grande conoscitore della storia e dei fatti della regione. Grazie a lui, attraverso lo schermo dell’enigmista, cerca di collegare i fili che porterebbero dalla Rivolta del Boia chi molla alla tragica scomparsa di Orsola Fallara. Sarà la stessa Margherita, in una serie di avventurose e pericolose circostanze che la vedranno anche sulla scena di un omicidio, a recuperare registrazioni scottanti sui torbidi intrecci che hanno attraversato la storia della regione e del paese.

A schema libro di Lou Palanca, ovvero di un collettivo costituito da Valerio De Nardo, Nicola Fiorita e Maura Ranieri, recentemente pubblicato da Rubbettino, è, come rilevano gli stessi autori, «un romanzo di docufiction, calato nella realtà, dalla quale trae, apertamente e senza travisamenti, ispirazioni e materiali.» Mescolati a fatti e personaggi di fantasia, ritroviamo, in questo testo, l’intervista a Ciccio Franco realizzata da Oriana Fallaci, la sentenza di condanna di primo grado di Paolo Romeo nel 2001, l’editoriale di Pasolini sulla scomparsa delle lucciole.

L’intento, pregevole, è quello di «allargare lo sguardo su Reggio Calabria, sulla sua storia recente, che è un capitolo aperto della biografia di una nazione», consapevoli che «la storia di questa città va obbligatoriamente raccontata, scrivere di Reggio è una necessità.» E che la Rivolta reggina costituisce uno spartiacque che segna una profonda distinzione tra il prima e il dopo della storia locale (con intersezioni non piccole nella storia nazionale), una ferita a lungo aperta nel rapporto tra cittadini e politica, ma anche una sorta di grande romanzo popolare, con tante sfaccettature (epiche, drammatiche, da feuilleton, ecc. ecc.). Romanzo che ormai, a quasi cinquanta anni dagli eventi, chiede prepotentemente di essere scritto.


Sono stati pubblicati su Zoomsud: