venerdì 16 febbraio 2018

Cari ragazzi... noi tifiamo per voi







“Cari ragazzi,

io non vi conosco e voi non conoscete me, ma per scrivere due righe non serve sapere come vi chiamate o come siete fatti.

Noi non vi scriviamo dal calore di una casa, ma da un luogo freddo… 

Noi pensavamo di essere sfortunati e ci ritenevamo coraggiosi, ma quando la maestra ci ha parlato di voi, ci siamo accorti che i più coraggiosi siete voi. Siete dei guerrieri che combattono ogni giorno, e nonostante a volte ci possono essere un po’ di sconfitte, spunterà sempre il sorriso sui vostri visi.

Anche se questa piccola lettera non vi potrà servire a tanto, spero che almeno vi faccia compagni e vi faccia capire che non siete soli, che tifiamo per voi e speriamo anche che sarete voi ad uscire per primi dai problemi.”

Delle tante lettere che abbiamo scritto in classe in questi giorni, scelgo quella di S. per dare il benvenuto ai ragazzi del progetto In viaggio per guarire che domani saranno ospiti di Nisida.

(Incontro pubblico, al Centro Europeo di Studi di Nisida, sabato 17 febbario 2018, ore 15-17, ingresso libero)

mercoledì 14 febbraio 2018

Quaresima tempo d'austerità







Se la parola che concentra l’Avvento è attesa, quella che della Quaresima è austerità.

Austerità non è cupo restringimento della vita, ma bellezza che si sprigiona dalla serietà, dalla responsabilità, dal senso del dovere: dalla consapevolezza, in fondo, che siamo polvere, eppure destinati all’eternità.

L’Avvento assomiglia ad un fiume in cui ci si trova immersi anche senza accorgersene: tutti (o quasi) si affrettano ad una festa che riunisce parenti ed amici intorno ad una tavola, si dia o meno, in tempi più a che post cristiani, un senso religioso al Natale.

La Quaresima sfocia nella memoria di un evento che è discrimine tra chi nel cristianesimo si riconosce e chi no: implica una scelta più consapevole.

Eppure, i valori che ruotano intorno alla serietà del vivere, al valore collettivo e trascendente del nostro tempo sulla terra non sono esclusivi di una fede. Fanno anch’essi parte del dna delle persone. Magari nascosto, molto nascosto. E ci vuole un bel po’ di silenzio per ascoltarne la voce sottile.

sabato 10 febbraio 2018

Microstorie: Il fiore Viola







Il giorno in cui Viola sbocciò c’era un sole splendente che anticipava la primavera. Si ritrovò in un vaso con tante Viole uguali a lei, qualcuna più grande e qualche altra più piccola. Erano tutte belle e gentili. Il profumo quasi la stordiva. Una bambina venne ad innaffiare il vaso: le piacque sentire scorrere l’acqua fino alle radici.

Quando il sole tramontò, Viola sentì arricciarsi i petali dal freddo, e la paura la fece ripiegare sul fragile gambo. Ma le novità del giorno l’avevano stancata e si addormentò presto.

Tornò di nuovo il sole e Viola fu di nuovo felice. Anche le altre Viole s’erano svegliate e ridevano al nuovo giorno. Viola vide che qualcuna, però, non riapriva i suoi petali e ne chiese il perché. Le dissero che non lo sapevano, capitava così. S’adombrò Viola, ma la giornata fu bella, anche la bambina le venne a trovare, e se ne scordò.

Vennero anche i giorni di pioggia, che le fecero il solletico e quelli di vento, che sembrarono trasportarla lontana. La sera le veniva sempre un po’ di paura, ma la mattina gioiva di ritrovarsi viva.
E pensava che, quando sarebbe stato il suo momento di non svegliarsi più, le sarebbe dispiaciuto assai. Ma che già era infinito ch’avesse visto il cielo, il sole e la bambina.