lunedì 6 febbraio 2012

Nisida. Appunti di didattica sperimentata: 2, Le Religioni; 3, La Costituzione; 4 La Biblioteca



2. Corso sulle Religioni

Sulla giornata di ieri cioè il 24 ottobre, l’incontro con quei pastori evangelisti è stato piacevole perché anche con i miei sbagli sono sempre credente, però come dicevo non credo che il loro modo di pensare sia tanto giusto, anche perché come diceva ieri quel pastore femmina che essere cristiani è molto difficile e io anche se non posso stare nella parola cristiana come diceva lei perché è difficile seguire la parola di Dio, ma io sono credente e a queste cose ci credo cioè ho molta fede nel Signore Cristo Gesù. Comunque incontrare questi due pastori mi fa molto piacere, è stato divertente.

Abbiamo avuto un incontro con un pastore e una pastora che ci hanno spiegato tutto ciò che loro vivevano e sono state persone gentilissime a venire in mezzo a noi e come ci hanno accolto e come ci hanno spiegato le cose. Tutto ciò che hanno detto non ricordo con precisione perché ho altre cose cui pensare però mi piacerebbe avere un altro incontro con loro. Io credo in Dio, sto andando al catechismo per prendermi la prima comunione poi ogni tanto prego faccio il “Padre nostro” e l’ “Ave Maria” perché sono le uniche preghiere che conosco però il segno della croce me lo faccio spesso perché credo molto ai santi il più fedele è padre Pio perché è vissuto in mezzo a noi.

In questo mese quasi passato ho assistito a degli incontri con delle varie persone che praticano religioni diverse. Il primo incontro lo abbiamo avuto con dei pastori protestanti. Poi abbiamo avuto l’incontro successivo con delle persone che praticano il buddismo e se devo dire la verità sono state persone che su quello che vi avevo detto mi hanno fatto riflettere di più perché dicevano che per loro Dio non esiste e dicevano che noi dopo la morte ci reincarniamo di nuovo. Se noi adesso quello che stiamo vivendo ci comportiamo bene e facciamo una vita regolare la nostra vita successiva sarà molto migliore a quella precedente, ma se noi viviamo una vita male e facciamo anche cose non buone la nostra vita successiva sarà un disastro è per questo che ci credo poco perché io penso che dopo la morte le nostre anime si mostreranno a Dio.

In questa settimana sono venuti a portare l’esperienza e la sapienza della loro religione ma quella che mi ha interessato di più è quella dei buddisti. Erano due ragazzi che offrivano la loro religione buddista. Hanno cominciato a parlare e come inizio hanno pronunciato una parola strana ma che adesso non ricordo bene ma ho capito il significato ed era rinascere. Hanno parlato che il buddismo è una cosa che ti fa stare bene con te stesso e gli altri impari ad amare il prossimo a non usare la violenza verso il prossimo e far capire che nella vita bisogna usare la fratellanza aiutare chi ti cerca aiuto… Il mio pensiero e la mia mente non so è come se stessi raccontando e come se fossi rinato avessi Dio dentro di me. Ma questi incontri li rifarei altre migliaia di volte.

A me mi è interessato più quello del prete cattolico, perché mi ha fatto riflettere su delle cose della chiesa che io facevo confusione a capire, ma vi dico che padre Franco è stato una persona molto socievole, brava e socievole, almeno come ci ha dimostrato ma penso che lo è. Invece quello dei buddisti per esempio sul fatto della reincarnazione a me mi farebbe stare soltanto male se ci credessi perché mi farebbe pensare che io tutto l’amore che ho provato finora per i miei familiari e le persone che amo sarebbe inutile e poi mi porterebbe angoscia ma su delle cose io ci credo, per esempio il fatto che “quando recito quella frase Nam kyo renge kyo mi fa stare bene” perché per loro è come se facessero una preghiera che facciamo noi come il Padre Nostro.

Il più interessante è stato l’ultimo con padre Franco, perché è la religione che mi interessa di più e su alcune cose della religione cattolica sono molto confuso e l’argomento con il prete e tra di noi mi ha colpito molto in positivo. E poi c’è l’affermazione che ricordo particolarmente è stato sempre sul cristianesimo, quando il prete ha parlato dello Spirito Santo, cioè la nascita di Gesù Cristo a Betlemme partorito dalla vergine Maria e moglie di Giuseppe. Poi le persone che mi hanno colpito di più sono stati i pastori battisti, anche perché io vedo giusto sulla loro religione e mi piace come la pensano e poi anche io credo che è giusto che ogni essere vivente quando nasce è padrone un domani di scegliersi la loro propria religione.

Con i buddisti abbiamo parlato di una preghiera che si chiamava Nam… Lui disse che ogni mattina quando si svegliava faceva quella preghiera e si sentiva più felice. Poi abbiamo parlato che loro credevano nella reincarnazione che per me è una grande c… perché io la vedo tutta in un altro modo che quando un essere umano muore per me la sua anima va a Dio. Ieri mattina ho assistito a un incontro con un sacerdote cattolico che abbiamo parlato più o meno dei Santi e del Signore Gesù Cristo delle preghiere che facciamo e sono molto d’accordo con lui di quello che diceva che quando uno prega i santi le preghiere sono rivolte a Gesù perché io penso che i santi sono ambasciatori del Salvatore.

Ieri è venuta una signora che è di religione ebraica e la cosa che mi ha colpito di più è stato il fatto di suo padre e la famiglia di quest’ultimo cioè: Miriam cioè la signora ebrea ci mostrò una foto di due giovani ebrei che uno di questi giovani era il padre che l’aveva perso in Palestina per colpa di un terrorista arabo. La cosa che mi ha colpito di più è stato il modo in cui parlando del padre (perché Miriam il padre l’aveva perso quando aveva un anno) le parlava come se il padre l’aveva perso da poco e questa è stata la cosa che mi ha colpito.

Ieri per la prima volta ho conosciuto una donna ebrea. E’ stata una piccola esperienza più che bella, ma soprattutto importante perché per la prima volta ho capito come gli ebrei hanno sofferto. Parlando con questa donna, Miriam, che ha raccontato le origini dei suoi genitori, in primo piano sembravano una famiglia abbastanza normale, poi per le loro origini ebraiche dovevano scappare dai persecutori nazisti e infine finì tragicamente con la morte del padre di Miriam, lei è cresciuta senza padre e questo mi rattrista molto, ma per me l’ho vista una donna molto forte e lei continua ad affrontare la vita, oggi ha 56 anni e vi posso assicurare che nel corso della sua vita ne ha viste di tutti i colori.

Adesso parlo per il mondo mussulmano, perché anch’io sono musulmano ma della mia religione non so niente, io personalmente mangio maiale e faccio anche molte cose che i musulmani non devono fare. Al mio paese, mio padre e mia madre vanno alle feste degli ortodossi e gli ortodossi vengono alle nostre feste. Quando mia sorella stava morendo mia madre è andata in tutte le chiese che ci stanno, poi mia sorella è stata bene.

Io sono dei praticanti dell’Islam. Le differenze tra cattolico e musulmano sono tante non te le dico tutte perché non ce la faccio più a finire, ma te ne dico una, voi credere che Gesù è figlio di “Dio”, invece noi crediamo che “Dio” non ha figli. Noi musulmani abbiamo molte regole da seguire tipo il Ramadan che è una delle regole da eseguire, vi spiego che vuol dire Ramadan: la giornata è composta di 24 ore, al sorgere del sole il musulmano non deve più mangiare fino alle 18, insomma al tramonto del sole, poi si fa qualche preghiera poi si inizia a mangiare fino alle 4 o le 5 della mattina, si mangia prima del sorgere del sole, quel momento si chiama “Souorh”. L’altra regola è che non si deve mangiare carne di maiale, perché c’è una parte che il musulmano non deve mangiare, quella parte non si sa fin a oggi. Il nostro luogo sacro è la Mecca, il posto dove è sepolto il nostro profeta Mohamed, il libro sacro è il Corano invece voi cristiani la Bibbia, anche il vostro luogo sacro è Gerusalemme, non so perché è il vostro luogo sacro. Noi arabi siamo stati sempre messi da parte e sfruttati dagli Stati più forti come l’America, dunque nasce chi non se la fa passare sotto il naso come Bin Laden, non sono d’accordo perché ha ucciso migliaia di persone innocenti e sono d’accordo perché ha fatto capire all’America che non è una grande potenza. L’Europa gode dei beni che provengono dall’Africa del Nord come il gas che attraversa tutta la Tunisia e poi il canale di Sicilia e poi arriva in Italia, Francia, Germania e altri stati. Questo gas chi lo ha pagato? Come il petrolio ecc… Saddam è stato un grande uomo a chiudere il petrolio e a provocare la guerra del golfo tempo fa. Tutti i cristiani godono dei beni che vengono dall’Africa. La Nigeria, che la sua popolazione muore ogni giorno di fame, ha il petrolio che va dritto in America, l’ha mai pagato? Tutto oggi siamo sfruttati, ma verrà un giorno che vi sfrutteremo noi musulmani! Godete, godete…

Sono alcune delle reazioni al Corso sulle Religioni, tendente alla conoscenza e al rispetto delle differenti fedi, svolto nel 2003. L’organizzazione non fu facilissima. Alcuni rappresentanti religiosi, sebbene ripetutamente richiesti di partecipare, non ritennero opportuno farlo. Ad incontrare i ragazzi furono: don Franco Minnelli; i pastori evangelici Anna Maffei e Massimo Aprile; la signora Miriam Gaudino, ebrea; Simona Quagliuso e Carmine Maiorano, seguaci della corrente buddista Soka Gakkai. Solo successivamente, quando nel 2004 venne aperta a Nisida una mostra fotografica “Napoli-Cairo”, curata da Camilla Cuomo e Ornella Marra, fu possibile soffermarsi con quest’ultima, professoressa della Facoltà di Studi Arabo-Islamici del Mediterraneo dell’Università L’Orientale sulla realtà islamica e produrre, sull’argomento, un numero speciale di Nisida News dal titolo significativo A finale siamo più uguali che diversi.



3. Studiare la Costituzione

Ciampi, dopo Cossiga e Scalfaro (che vi è venuto più volte), è stato il terzo presidente della Repubblica a visitare Nisida (il 30 agosto del 2002) e il primo a dare un rilievo particolare alla scuola. Parlando ai ragazzi e agli operatori, il Presidente disse: “Vorrei altresì manifestarvi con quale spirito più in generale ho affrontato questo incontro con voi. Siamo alla vigilia del nuovo anno scolastico. Voglio considerare questa visita come un anticipo del mio saluto agli studenti. Anche per questo, durante la visita odierna, ho tanto insistito sulla possibilità che voi non solo possiate completare i vostri studi delle scuole medie, ma che riusciate anche in questo periodo a proseguire in ulteriori arricchimenti professionali. Questo istituto di Nisida io lo considero soprattutto un luogo di formazione. La formazione è lo strumento fondamentale per dare soluzione al problema lavoro. E in esso dobbiamo investire tutte le risorse disponibili. Ciò è importante per tutta l’Italia intera, ma soprattutto per il Mezzogiorno dove, come è noto, viviamo una situazione in cui grazie a Dio ci sono molti giovani – più giovani in rapporto alla popolazione che si registra nel resto del Paese – ma che purtroppo non è in grado di dare lavoro a tutti i giovani, comportando un alto tasso di disoccupazione giovanile. In questo senso, la preparazione professionale che voi acquisite in questo istituto rappresenta un contributo eccezionale, tanto più importante perché, insieme alle conoscenze tecniche, vi dà modo di avere, nel vostro intimo, la consapevolezza piena dei diritti-doveri di ogni uomo, quale componente di una collettività.(…) Ho apprezzato, quindi, in particolar modo il taglio concreto della vostra preparazione professionale: perché per creare nuove occasioni di lavoro basta ispirarsi e attingere in molti casi alle nostre tradizioni locali, che ci fanno riscoprire tante attività artigianali e produzioni che oggi tornano ad avere interesse economico”.

Disse ancora Ciampi: “Ho voluto regalarvi, tra i tanti doni che vi ho portato , in primo luogo il testo della nostra Costituzione. Perché l’Italia ha una Costituzione che è basata, ed è scritto chiaramente nel suo preambolo, su quelli che chiama i diritti inviolabili della persona umana. (…) Vi ho portato un certo numero di copie della Costituzione italiana, accompagnate da una serie di registrazioni di testimonianze rese da alcuni dei padri fondatori, affinché voi possiate non soltanto leggere il testo della Costituzione, ma anche comprendere in quale spirito essa è nata. riuscendo in tal modo non solo ad amarla ma a comprendere l'importanza dei principi e dei valori che in essa sono affermati, e che sono i valori fondamentali e inviolabili della persona umana. Questa nostra Costituzione della Repubblica, credetemi, è un testo ancora straordinariamente moderno; è vivo e valido tutt’oggi”.
(ndr: il testo è ripreso dalla sbobinatura della registrazione del discorso utilizzata per il numero speciale di Nisida News dedicato alla visita del presidente).

Alcuni giorni dopo, 18 settembre, all’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico 2002-2003, il Presidente Ciampi osservò: “L'impegno contro l’esclusione sociale deve essere rafforzato. E’ bene che il nostro sistema scolastico si interroghi e trovi risposte sull’abbandono del percorso formativo da parte di un numero troppo elevato di ragazze e ragazzi. La scuola italiana può e deve riconquistarli all’istruzione, alla formazione. Voglio leggervi un passo di una lettera che mi ha colpito. E’la lettera dei ragazzi del carcere minorile di Nisida. Sono andato a trovarli poche settimane fa. Mi hanno accolto con queste parole: ‘Qui a Nisida è vero che ci manca la libertà – e la libertà è tutto – ma ci offrono la scuola, i corsi di formazione professionale e tante altre cose. In poche parole ci insegnano a vivere bene e onestamente. Se noi avessimo avuto prima tutte queste attenzioni e soprattutto la cura che per noi dimostrano gli educatori e gli insegnanti dell’Istituto, non diciamo che ci saremmo salvati tutti, ma una buona parte di noi ne sarebbe uscita vincente’. Queste parole ci aiutano a pesare bene il valore che hanno per la società la scuola, lo studio, la formazione”. Per molto tempo un cartellone con queste parole è stato appeso, a Nisida, all’ingresso della scuola.

La lettera dei ragazzi di Nisida cui il Presidente si riferiva era stata pubblicata il 28 agosto da Il Mattino ed era il frutto di una scrittura collettiva, in classe, il giorno prima, con un gruppo di ragazzi con cui, durante l’anno scolastico 2001-2002, avevamo iniziato un’avventura esaltante nel suo svolgimento e molto meno nei suoi esiti, quella della sperimentazione di un corso di scuola superiore.

Nella fase immediatamente successiva alla visita di Ciampi, con quello stesso gruppo allargato ad altri ragazzi abbiamo provato a riscrivere i primi 12 articoli della Costituzione. Nel Nisida News dell’ottobre 2002 osservavo:

«La Costituzione è bella e moderna – come il Presidente ci ricorda spesso – ed è scritta in una lingua di grande chiarezza e sinteticità. Alcuni articoli, per esempio il 3°, restano nella memoria non solo per il loro altissimo contenuto ma anche per la loro forma di classica bellezza: non si potrebbero scrivere meglio. Ma non è così per ragazzi (non solo i ‘nostri’) che già all'articolo 1° restano completamente spiazzati: che vorrà mai dire ‘sovranità’, ‘esercita’, ‘forma e limiti’? e non superano la lettura del 2° dopo essersi arenati su ‘inviolabili’, ‘formazioni sociali’, ‘adempimento’, ‘inderogabili’... (Chissà se i costituenti avessero tenuto conto anche di ciò, quando hanno scritto che La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche...) Insomma: già il primo momento, quello della lettura, è lungo e faticoso per i ragazzi: bisogna capire i termini, appropriandosene al punto da riuscire a trovare sinonimi per loro più familiari, meno estranei...(Parlate potabile è l'invito che più costantemente i ragazzi rivolgono all'insegnante quando la spiegazione risulta troppo oscura e loro vogliono davvero capire).
E certe parole portano lontano, hanno un senso che il vocabolario non esaurisce: ma si comprendono davvero solo viaggiando nel tempo e nello spazio: “L'Italia è una Repubblica democratica...”: già, dov’è l'Italia su una carta geografica e quand’è diventata “Italia” e cosa c'era prima della “Repubblica” e che significa “democratica”? Quante ore si possono passare su questi tre termini, prima che tutti se ne facciano un’idea sufficientemente chiara...(…)
La fase del commento è la più difficile da gestire. Il ragazzo che sta in carcere in quanto ha violato una norma scopre con meraviglia che la Legge non è sua nemica, come ha sempre pensato. Ma, nel contempo, accumula ancora più rabbia perché pensa che si tratta solo di belle parole, perché quei diritti che lì stanno scritti così bene lui non li ha mai avuti. E non in carcere – dove, glieli hanno letti e spiegati – ma fuori, dove la società nel suo complesso non è riuscita a prenderlo positivamente in carico. E’ tutt'altro che semplice, per l'insegnante, favorire, nei ragazzi, una dislocazione da quel sentimento di rabbia, di estraneità e di contrapposizione nei confronti dello Stato ad un atteggiamento più mobile. E’ un processo lungo e complesso portarli a coltivare un dubbio, a verificare un'ipotesi: che, canalizzando i propri sentimenti di ribellione, imparando a sviluppare le proprie qualità migliori, rispettando essi stessi per primi i loro diritti (ricominciando a istruirsi, a formarsi) abbiano ancora tempo di diventare cittadini capaci di contribuire a concretizzare quanto della Costituzione resta ancora da fare. (Difficoltà fortemente amplificate con i ragazzi extracomunitari che si sentono doppiamente esclusi e perseguitati dalla legge). La fase della scrittura ha varie specifiche difficoltà, oltre quella propria a fermare su un foglio parole che già non è semplice dire. Una è la brevità: i ragazzi scrivono poco, di solito, ma sono tutt'altro che sintetici: spesso svolgono un tema in quattro, cinque righe, ripetendo quello che avevano già espresso nei primi due. Essere sintetici, non divagare, rispettare, riscrivendolo, il dettato costituzionale è stato per loro uno sforzo davvero molto forte. Anche perché hanno dovuto scrivere in maniera oggettiva: e il loro modo di inquadrare le cose è strettamente soggettivo. Per esempio: una volta capito che cosa significa che “l'Italia ripudia la guerra” il ragazzo tende a risolverla su un piano strettamente personale: “Non bisogna fare a mazzate, bisogna risolvere le cose con la bocca...come quando ho litigato con...”. E' stato adottato un sistema di scrittura collettiva, realizzata in tre tempi. Prima ciascuno ha scritto da solo, poi gli scritti sono stati comparati tra loro e sono state scelte le formulazioni migliori per ogni singola frase, ( e quando il termine usato dai costituenti è stato lasciato tale e quale è perché il termine è stato compreso e considerato insostituibile). Infine è stato così riscritto ogni singolo articolo”.

Questi, per fare un esempio, sono i primi tre articoli della Costituzione riscritti nelle nostre aule:

Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, che si basa principalmente sul lavoro.
Tutti i cittadini devono lavorare affinché la Repubblica vada avanti.
Il potere non è dei soldi, ma del popolo, che lo usa in base alla legge costituzionale.
La Repubblica rispetta i cittadini che La rispettano in tutti i modi.

Art.2
La Repubblica italiana assicura i diritti propri dell'uomo come singolo e in tutte le associazioni in cui porta la propria personalità.
Ogni cittadino ha il diritto e il dovere di votare e deve rispettare il pagamento delle tasse, per garantire che tutto funzioni in maniera che non sorgano problemi.

Art. 3
Tutti i cittadini italiani, per la legge, non sono diversi perché né i soldi né il potere fanno la differenza e quello che ci tiene in pari dignità è che semplicemente siamo persone. Perciò tutti i cittadini che abitano in Italia sono uguali davanti alla legge, senza differenza di sesso, di razza, di qualsiasi lingua e religione e hanno piena libertà di esprimere opinioni politiche che non intralcino la legge costituzionale.
Lo Stato italiano sa che i cittadini sono uguali davanti alla legge ma non sempre c'è uguaglianza di fatto. Perciò lo Stato si impegna a far sì che tutti i cittadini possano esprimere le proprie capacità e che non ci sia differenza tra persone di alta società e persone di bassa società. Tutti hanno diritto di essere curati, di imparare a vivere, di esprimersi meglio tramite l'insegnamento scolastico».

Si è trattato di un lavoro importante, poi ripreso in varie forme negli anni successivi, che i ragazzi commentarono così:

“Prima di leggere i 12 articoli fondamentali della Costituzione, pensavamo che era lo Stato che ce l'avesse con noi, mentre ora, approfondendo meglio, pensiamo che certe volte sono le persone che non sono in grado di rispettarli.
Abbiamo letto alcuni articoli che ci sono rimasti impressi. Il primo articolo dice: ‘La sovranità appartiene al popolo ’ e noi eravamo convinti che per l'Italia non contassimo niente, fossimo a valore zero.
Uno dei più belli articoli della Costituzione è il numero 3 che dice che tutti i cittadini sono uguali senza distinzione di sesso, di razza, di religione, che sono uguali davanti alla legge, anche se non sempre è così. Se un po' tutti cercassero di mettere in atto tutto ciò che è scritto nell'articolo 3, si potrebbe constatare che nessuno è inferiore all'altro.
La legge costituzionale ci ha molto sorpreso per quante belle cose ci sono scritte, che poi non sempre vengono rispettate è un altro discorso. Il punto è questo: in un certo modo lo Stato si impegna a far sì che questi diritti possano essere messi in atto per qualsiasi persona che nasce o vive in questa Nazione.
Leggendo questi articoli abbiamo notato lo sviluppo che si cerca di fare in questo paese, anche se tutti noi dovremmo sforzarci di più per contribuire alla crescita culturale, economica e spirituale dell'Italia. Se tutti noi collaborassimo in tutto ciò vivremmo sicuramente meglio.
Ci siamo soffermati a osservare che nei primi 12 articoli non ce n’è scritto nessuno che riguarda il Presidente e tutte le associazioni politiche. Questo fa sì che qualsiasi persona pensa che la sua parola, le sue opinioni sono importanti, a meno che non intaccano la legge costituzionale.
Abbiamo letto anche altri articoli della Costituzione, per esempio il 13, il 27, il 34.
Nell'articolo 13, c’è scritto che ‘è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà’. Ma in alcune carceri tutto ciò è spesso violato e viene offesa la dignità dell'uomo non solo fisica ma anche morale. Noi abbiamo parenti e amici che hanno subito tutto questo e abbiamo visto che, invece, la Costituzione ha norme per proteggere le persone, in maniera che paghino solo quello che devono pagare e non di più.
Se le persone che rappresentano la legge infrangono la Costituzione, come si vuole che non la infrangano i cittadini che non rappresentano la legge?
Ora che abbiamo letto e riletto gli articoli fondamentali siamo più a conoscenza di quello che possiamo e non possiamo fare. Se si presta attenzione e la si legge con serietà, anche noi possiamo andare avanti meglio, cercando a poco a poco di fare meno sbagli possibile”.



4. La Biblioteca A. Dumas

“Quattromila libri per i ragazzi del carcere di Nisida. Una biblioteca che raccoglie anche duemila testi inviati dal Quirinale: Ciampi si innamorò del progetto nella sua ultima visita ai detenuti e da quel momento ha attivamente collaborato alla sua riuscita. Una biblioteca veramente speciale, nata in una maniera veramente speciale. La prima donazione la fece Dumas che, arrivato a Napoli al seguito di Garibaldi, e diventato direttore dell’Indipendente, regalò ai detenuti dell’allora ‘bagno penale di Nisida’ una cinquantina di libri e l’abbonamento al giornale (c’è una lettera ai detenuti di Nisida pubblicata dall’Indipendente il 26 giugno 1862 in cui si parla di questo: l’originale del giornale sta alla Nazionale, a Nisida c’è una copia sotto vetro). ‘In Istituto avevamo tanti libri, non catalogati e disordinatamente sparsi – spiega l’insegnante Maria Franco – Nel tempo abbiamo fatto vari tentativi di organizzarli, ma sempre in maniera volontaristica e non professionale. Dallo scorso anno noi della scuola Sogliano che lavoriamo a Nisida abbiamo iniziato una collaborazione con la Biblioteca Nazionale di Napoli, naturalmente con l’appoggio del direttore di Nisida, Guida’. Due funzionarie della biblioteca Nazionale, Piera Russo e Iole Massarese per un anno sono state per due volte la settimana a Nisida e hanno catalogato anche al computer tutti i libri, aiutate da una decina di ragazzi, che si sono alternati nelle varie fasi di lavorazione e dalle insegnanti, in particolare Adele Micillo. Ora la biblioteca è più ricca e ordinata: tra i quattromila volumi ci sono quelli donati dalla famiglia di Eduardo e dalla vedova di Italo Calvino. Le ultime donazioni sono state quelle degli editori Guida e Pironti e dall’ammiraglio Lillo. Ci sono libri di poesia, romanzi, saggi, manuali. I ragazzi si sono avvicinati prima alle poesie, poi hanno cominciato a chiedere romanzi e manuali, di storia per esempio, o di scienze. I volumi più gettonati? Il barone rampante, Il piccolo principe e Il conte di Montecristo. Domani l’inaugurazione. Saranno presenti il direttore del Grenoble, Pierre Bertiez, il direttore della Nazionale, Giancaspro, il giornalista Luciano Scateni, Forlani, la Battimelli, la preside della Sogliano, Nicolina Brevetti, il preside del Cavalcanti. I docenti di Nisida , poi, hanno organizzato, legandoli alla biblioteca, alcuni incontri culturali: è arrivata Giuliana Cacciapuoti, consulente della Buffardi, a parlare della cultura araba (proprio il giorno dell’inizio del Ramadan e in istituto ci sono ragazzi arabi). La prossima settimana sarà la volta di Salvatore Casaburi che parlerà del suo libro La lettera di Soterio. Intanto i ragazzi continuano a leggere: e le storie di mondi diversi forse li aiuteranno ad andare oltre le sbarre che li tengono ancora prigionieri”. Così Daniela De Crescenzo su Il Mattino del 3 dicembre 2002 presentava l’inaugurazione della Biblioteca A. Dumas, avvenuta, in realtà, quello stesso giorno. Per l’occasione venne pubblicato un numero speciale di Nisida News con le considerazioni dei ragazzi sui libri ed alcune loro lettere a Dumas, una sorta di replica a quanto scritto dall’autore de I tre moschettieri ai detenuti del bagno penale di Nisida su L’Indipendente del 26 giugno 1862:“... perché voi detenuti non dubitiate della simpatia che ho per voi, vi do la facoltà di domandare, a nome mio, tre cose al Governo dell'isola: la prima, il permesso di leggere il mio giornale nelle ore di riposo e perciò do ordine che ne siano inviate a Nisida tre copie: una pel Governatore e due per voi. La seconda che mi si permetta di farvi regalo d'una piccola biblioteca di una cinquantina di volumi, scelti tra i migliori storici, filosofi, pubblicisti, anche poeti, italiani. La terza che mi dia il permesso di fondare, finché durerà ‘l’Indipendente’ un premio di cinque franchi, da dividere ogni domenica tra i cinque detenuti di Nisida che si saranno meglio condotti nel corso della settimana”.

“Caro signor Dumas – scrisse S. per il nostro giornale – forse tu non mi conosci, per questo neanche io, ma da come mi hanno potuto parlare ti avrei voluto tanto conoscere perché secondo me sarai stato un tipo da apprezzare. Forse nell’800 la vita non era come questa dei giorni nostri perché forse prima c'era più tempo per leggere e quindi ai libri si dava più importanza e per questo se fossi vivo ti direi un forte grazie per averci dato i primi libri che poi secondo me non sono libri qualunque ma dei grandi libri, ma se vedessi la vita di oggi, vedresti che non si dà tanta importanza ai libri”. E Luigi: “Io sono un ragazzo che non legge molto i libri, ma a volte penso che leggere fa molto bene alle persone perché un libro ti apre la mente. Io quando mi sono letto un libro che si intitola Il padrino di Mario Punzo, la mia mente era una nave in mare aperto perché immaginavo le scene di quelle persone entravo nei loro discorsi senza che loro lo sapevano e mi piaceva molto sapere il seguito delle pagine successive”. E un altro Luigi: “Per me un libro può essere molto importante se mi interessa, se non mi interessa non ci faccio nemmeno caso che c’è. Ma se mi interessa lo prendo, lo apro, me lo leggo e se mi attira lo leggo più volte, poi mi piace molto leggere il giornale e i fumetti. Per me un libro ti insegna parole che tu non conosci nemmeno e così impari molte cose, poi un libro ti può fare compagnia in un viaggio se sei solo”. “In questo periodo che sto frequentando la scuola – osservò Raffaele – ho letto anche alcuni libri grazie alla biblioteca dell’Istituto. All'inizio ho cominciato a prendere dei libri di poesia, molto belli, infatti mi hanno ispirato anche a me per alcune poesie scritte da me” e Sasà: “Prima di leggere libri vedevo e si notava anche che la mia scarsa lettura e scrittura era molto evidente. Da quando ho cominciato a leggere qualche libro e parlavo con persone più colte sono riuscito a capire che il mio livello di comunicare stava man mano salendo ma i veri miglioramenti li ho avuti nel comunicare della scrittura, esprimendo i miei pensieri o i miei sentimenti in modo ‘potabile’, confrontando la scrittura di adesso e di allora e mi sono reso conto che avevo proprio bisogno dei libri. Prima quando scrivevo una lettera a mia madre o a mio padre scrivevo sempre le stesse cose e non riuscivo a esprimere completamente quello che volevo far capire, mentre invece adesso sullo scritto do anche l'anima, riesco a trasmettere emozioni. Ciò significa per me che l’importanza dei libri ha un valore non alto, ma estremamente alto”.

La fase della catalogazione è stata un’esperienza importante per molti ragazzi: “Io in biblioteca sto lavorando al computer (ndr: si tratta del primo computer in dotazione alla scuola in carcere, che venne destinato alla biblioteca) e sto inserendo i dati al computer ed è molto interessante nei miei confronti perché mi piace molto usare il computer e un domani posso benissimo prendermi un diploma del computer e lavorare sul computer. In biblioteca si va due volte la settimana e vengono due maestre che sono brave che mi insegnano a prendermi cura dei libri spesso lavorano con noi anche le maestre di scuola. Le signore della Biblioteca nazionale sono molto simpatiche, sono state molto gentili con me, ma soprattutto le maestre di classe sono molto più brave e molto più simpatiche nei miei confronti. Lavorando con i libri a volte mi viene qualche curiosità di leggere qualche libro perché sono molto interessanti” Così Vincenzo e Nicola: “Il lavoro nella biblioteca mi è piaciuto molto perché ho visto tanti libri che non si contavano. Il primo giorno che sono andato in questa biblioteca non mi piaceva per niente poi mano a mano ho iniziato a conoscere le maestre di biblioteca e loro mi hanno spiegato che cosa dovevo fare e mi sono messo a lavorare. Ogni tanto quando trovo il libro che mi piace me lo prendo e lo porto sopra nella stanza, quando ho finito di leggere lo restituisco. Ora però stiamo quasi alla fine perché il nostro progetto è di sistemare tutti i libri in ordine però è arrivata quasi la fine. Questo è stato il lavoro più bello che ho fatto in questo istituto e non lo vorrei mai far finire perché è bellissimo”.

Il lavoro, in realtà, non è mai finito perché, negli anni, abbiamo avuto molte altre donazioni, che hanno arricchito la nostra biblioteca, che ha ormai ampiamente superato i cinquemila libri schedati più un altro migliaio che ha trovato posto anche nella stanza dei professori. In particolare sono stati acquisiti testi nelle lingue di origine dei ragazzi stranieri, arabo, compreso il Corano, albanese, rumeno.

Sebbene una buona parte dei libri in nostro possesso non sia adatta ai ragazzi e alle ragazze ospiti di Nisida, la Biblioteca (che è stata anche luogo degli incontri più importanti con le personalità in visita, fino all’inaugurazione dell’aula Dinacci) è stata molto importante per far diventare i libri, anche per loro, una presenza “normale” nell’organizzazione scolastica quotidiana: anzi, qualcosa che dalle aule scolastiche, dove è un bene condiviso, può essere portato in camera e dare un’altra prospettiva ad alcune ore di solitudine.
Ne è derivata la partecipazione alla mostra Galassia Gutenberg – il 4 aprile del 2006, a Castel dell’Ovo, si svolse un convegno sulle biblioteche in carcere – e alla visita, più volte ripetuta con gruppi diversi di ragazzi, alla Biblioteca Nazionale: “Tra le tante uscite organizzate dall'Istituto secondo me la più bella è stata quella alla Biblioteca Nazionale. Come prima cosa la biblioteca nazionale si trova al Palazzo Reale e vi lascio immaginare la bellezza che riserva quel posto, poi mettici anche la biblioteca che tra l'altro è una delle più grandi e più ricche d'informazione in Italia. Era la prima volta che entravo nel palazzo reale e la prima cosa che mi ha colpito è stato il silenzio che tutti rispettano con molta educazione, poi la prima cosa bellissima che ho potuto ammirare sono stati gli affreschi sotto ai tetti, sono di una bellezza rara. Ma poi siamo entrati nel vivo della visita ammirando con bagliori negli occhi lo scritto di Giacomo Leopardi dedicato ‘A Silvia’, l'avevamo a pochi centimetri dalle mani e lì ho capito la vera importanza, bellezza, difficoltà dell' Amore per la poesia” (Emanuele, Nisida News del maggio 2003).

La presenza della Biblioteca A. Dumas ha dato grande impulso alla partecipazione a progetti con protagonisti i libri. Nel 2001-2002, aderimmo al Leggiamoci fuori scuola e iniziammo a partecipare, con piccoli gruppi di allievi, agli incontri con gli scrittori promossi mensilmente in alcuni teatri cittadini nonché al concorso di poesie, che ha visto più volte i ragazzi di Nisida ottenere riconoscimenti importanti. Nell’ambito di questo progetto, guidato con grande passione da Angela Procaccini, alcuni poeti sono venuti a incontrare i ragazzi

Nell’anno scolastico 2004-2005, l’associazione Elsa Morante propose una serie di incontri con scrittori che avvennero nella Biblioteca A. Dumas. In quell’occasione furono regalati alcuni libri vincitori del premio Morante ragazzi, della cui giuria per la scelta del supervincitore già facevamo parte: è stato il primo nucleo, ogni anno arricchito, della sezione Morante della nostra biblioteca.
I cinque incontri con scrittori e operatori del sociale si svolsero nella primavera del 2006. Durante la premiazione del premio Morante ragazzi 2006, (Ercolano, Villa Campolieto, 22 maggio 2006) venne conferito un premio speciale Ragazzi di Nisida a Ornella Della Libera per il suo libro Tredici casi. Il 3 giugno 2008 venne assegnato un premio speciale Morante a Un vaporetto bianco fa la spola, che dedicammo a Roberto Dinacci, scomparso tre mesi prima e che per la pubblicazione di quel libro scritto dai ragazzi di Nisida si era molto prodigato. Dal 2009, il premio Morante ragazzi comprende stabilmente uno speciale Morante-Nisida “Roberto Dinacci”.

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