mercoledì 23 ottobre 2013

Katia Stancato, Mario Monti e la Calabria (innominata)







Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

Scorro la lettera aperta di Katia Stancato a Mario Monti http://www.zoomsud.it/index.php/commenti/58889-lettera-aperta-molto-sofferta-a-mario-monti.html e mi tornano in mente i versi finali di  Ogni caso di Wislawa Szymborska. Magari con un’aggiunta (mi perdoni la grande poetessa) tipo:

Come mi batte forte il tuo cuore. E il tuo. E il tuo.
Quanti cuori che, battendo nel mio, segnano
tagliano, tirano, strappano, lacerano il mio.

Non intendo qui entrare nel merito dei contenuti, ma c’è un elemento stilistico, anzi due che mi colpiscono molto in questa lettera. (Lettera in cui, in generale, emerge un senso della politica come rete di relazioni tutte da (ri)- costruire, faticosa (ri)-sarcitura di un tessuto sociale bloccato non solo dalle non facili condizioni oggettive ma anche e forse soprattutto da una sfiducia del futuro che si è fatta lastra di marmo tra se stessi e la realtà e, quindi, di un’ancora più necessaria per quanto faticosa attivazione di piccoli scatti di novità e di speranza. Dove s’intravvede, cioè, una parte di quella Calabria operosa e onesta (qualunque sia la sua scelta di voto ma, molto di più, di non voto alle elezioni) che ha fin troppi motivi per avvertirsi ai margini della storia e accumula costanti conferme di non poter riuscire a venir fuori dal proprio pantano).

Il primo elemento stilistico è che difficilmente una lettera di tal fatta sarebbe potuta venire da un uomo. Ora, io non amo, anzi storco il naso di fronte alla definizione di scrittura al femminile, ma, qui, c’è il tocco particolare di chi, ritenendosi in qualche modo ferito  e non poco da qualcuno di cui comprende le ferite, ma si aspettava sostegno, lo riprende con quel sincero, garbato, forte, spirito di cura, che è femminile singolare non solo grammaticalmente. E senza nessuna tonalità ancillare: con ogni evidenza, chi scrive si considera, del tutto pari a chi legge e/o dovrebbe leggere.

Il secondo, e immediatamente evidente, è  l’assenza della parola Calabria. L’autrice cita più volte Scelta Civica e il Terzo settore, di cui, per il suo partito, è responsabile nazionale, ma non la Calabria di cui, sempre per il suo partito, è coordinatrice regionale. Un’assenza che non sembra una svista casuale, ma frutto di una precisa scelta stilistica: quella, condivisibile o meno, di considerare più fortemente espresse le problematiche sociali calabresi che con ogni evidenza le stanno a cuore, anzi le battono dentro, se riassorbite in quelle generali del paese.

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