sabato 30 luglio 2016

Il canto incongruo





Sette del mattino. Strada del mare.

Lo sguardo seleziona poche immagini.

Solitaria, con l’Etna come orizzonte, sull’acqua trasparente si dondola una barchetta.

L’aria è quella dell’alba, fresca, col venticello che porta profumo di gelsomini e senso di pace.

La luce è intensa – da queste parti il sole nesci cantandu (esce cantando) – tanto da ferire gli occhi da poco svegli e illudere che la giornata sia già avanzata.

Una ragazza, sola in una caletta, si è organizzata tutto per il manicure e si sta passando lentamente lo smalto.

Un gruppetto di donne, di diversa età e corporatura, camminano: l’intenzione, forse, sarebbe quella di fare jogging, ma, oltre questo passo dopo passo, non ce la fanno.

Una signora in maglietta e pantaloncino corto – che lascia indifferente alla vista un’annosa cellulite – sta riassestando la terra nei vasi davanti al suo portone. 

L’ho appena superata quando mi raggiunge il suo canto.

“Ma quando si fa sera….”
Incongruo e stridente in tutto questo silenzio, in questa pace mattutina.

mercoledì 27 luglio 2016

Padre Jacques e la guerra di religione








L’orrore di Rouen consacra tra i martiri cristiani padre Jacques, uomo giusto e mite, un vecchio sacerdote che aveva conservato lo stupore dell’infanzia, la passione della gioventù e la forza della maturità.

Il suo sangue seminerà di certo nuova fede nella vecchia, stanca, scristianizzata, Europa. 

Fa molto bene la Chiesa cattolica nel suo complesso, e il papa in primis, a non accettare la logica della guerra di religione.

Ciò non toglie che sia in atto una guerra che, per chi la porta avanti,  è anche una guerra di religione.

Non se ne uscirà fino a quando l’Europa non troverà tutti i modi adeguati ad affrontarla. Che sono culturali, di presa d’atto del fallimento di certe integrazioni nelle periferie delle grandi città, ma non solo.

Non se ne uscirà fino a quando gli islamici, quelli che nulla hanno a che spartire col terrorismo, non faranno i conti con la modernità (come richiesto dal discorso di Ratisbona, in seguito al quale Benedetto XVI fu letteralmente crocifisso dai media occidentali).

martedì 26 luglio 2016

Anch'io sto con De Raho


Reggio Calabria, Piazza Italia, 25 luglio 2016. Questa foto è tratta da fb. Le foto in basso sono mie 

Una manifestazione simbolica di sostegno, soprattutto umano, all'azione della procura reggina e dei suoi magistrati più esposti nella lotta alla 'ndrangheta a cominciare dal procuratore Cafiero De Raho.



Nata su fb per iniziativa di una signora che non ho il piacere di conoscere, ha coinvolto non più di duecento persone. Non saprei dire se - nelle circostanze date - sono davvero troppo poche o, in fondo, abbastanza.


In ogni caso - per quello che può valere un gesto così piccolo - mi ha fatto piacere esserci.








lunedì 25 luglio 2016

Microstorie: La tazza giapponese








Per due anni consecutivi, aveva passato buona parte del giorno del suo compleanno a rispondere agli auguri su fb. Ne aveva ricavato un certo piacere, quasi una crescita di autostima, insieme al fastidio di doversi compiacere di frasi augurali di persone con cui non aveva mai avuto uno scambio neppure virtuale. Aveva, perciò tolto la sua data di nascita dai social ed erano ormai tre anni che di auguri ne riceveva pochi. 

Alle sei del pomeriggio di quel sabato di luglio, stava a cinque: marito, figlia, madre e due amiche. Agli auguri si erano uniti due regali. Uno gliel’aveva fatto il mare: in una goletta dove non c’era anima viva, all’alba aveva raccolto una quindicina di conchiglie, che, in un anno di magra, erano già tante. L’altro era una deliziosa tazza di ceramica di artigianato giapponese, con disegnata una deliziosa gattina rosa.


A tali festeggiamenti, poteva aggiungere che, per pranzo, aveva comprato del buon pane di grano e buon pesce e preparato un buon tiramisù all’ananas.

Ora, Anna se ne stava a camminare lentamente sulla strada del mare di Lampadaspenta. 
La chiamavano così, per distinguerla dalla nazionale, ma, per lunghi tratti, il mare non si vedeva proprio, sottratto allo sguardo dai villini che avevano rubato anche il bagnasciuga, impendendo di camminare sulla spiaggia, e dalle reti da carcere con cui alcuni avevano recintato il loro pezzo di proprietà.

Nonostante ogni bruttura – compresa la puzza di fogna che accompagnava alcuni scarichi a mare, a pelo di spiaggia – la via del mare restava un suo luogo dell’anima. C’erano ombra e oleandri e gelsomini dai fiori grandi e odorosi. Ci passavano poche macchine e poca gente – alcune signore che correvano, qualche ragazza in bicicletta, dei ragazzini ancora bagnati, oltre al gruppetto di uomini di media età che giocavano a carte sotto la grande mimosa – e Anna godeva la sensazione, preziosa, d’essere davvero sola.

Non era stato un anno facile, il suo ultimo. Non più difficile dei precedenti, forse. Ma l’aveva più consapevolmente costretta ad un lungo allenamento di pazienza.

Ne derivava, almeno al momento, un sottile senso di quiete operosa, di raccolta energia. 

Pensò che era davvero un bel compleanno.